Nocara, sindaco Trebisacce replica alla Pandolfi: «Su consiglio congiunto parla senza sapere»

Il sindaco di Nocara Francesco Trebisacce replica al capogruppo di Minoranza, Maria Antonietta Pandolfi, che lo aveva ripreso nei giorni scorsi in merito alla mancata partecipazione proprio del Comune di Nocara al Consiglio comunale congiunto tenutosi a Rocca Imperiale e al quale avevano partecipato anche i consiglieri e i sindaci di Canna e Montegiordano. L’assise congiunta è stata convocata dal sindaco di Rocca, Di Leo, per discutere sulla paventata chiusura dello sportello della Banca Carime alla Marina del comune famoso per i limoni e la poesia.
«Sono stato contattato dal sindaco di Rocca – dichiara il primo cittadino di Nocara, Trebisacce – al quale ho mostrato la mia totale disponibilità a partecipare al consiglio inizialmente previsto per il 7 febbraio». Ma poi le straordinarie nevicate di quei giorni hanno fatto sì che l’assise venisse rinviata. Fatto sta che il sindaco di Nocara, a questo punto, lamenta di non aver ricevuto più nessuna comunicazione dal comune di Rocca per la successiva convocazione del 13 febbraio, data nella quale si è effettivamente tenuta la seduta. Che, da quel sembra, stia facendo discutere più per questi retroscena che non tanto per i suoi effettivi contenuti. Un deficit comunicativo, dunque, tra i due comuni, avvenuto in assoluta buonafede, da quello che confermano gli stessi Di Leo e Trebisacce. Ma che ha fatto andare su tutte le furie la consigliera di minoranza del comune di Nocara, Pandolfi che aveva accusato il sindaco Trebisacce di «privare i consiglieri della libera partecipazione alla vita pubblica».
Ma il primo cittadino di Nocara replica seccato a queste accuse: «Alla consigliera Pandolfi, se non vivesse di questi piccoli espedienti, sarebbe bastata una telefonata per sapere le ragioni della mancata convocazione, ed avrebbe probabilmente evitato questa inutile e sterile polemica. Invece, dimostrando scarso equilibrio, rivolge accuse a destra e a manca, senza sapere le ragioni dell’accaduto. Per questo farebbe bene a chiedere pubblicamente scusa».
Vincenzo La Camera