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Amendolara. Il significato dei tanti simboli sulla statua del patrono San Vincenzo Ferrer

Amendolara. Il significato dei tanti simboli sulla statua del patrono San Vincenzo Ferrer
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di Vincenzo La Camera – San Vincenzo Ferrer, predicatore domenicano nato a Valencia (Spagna) nel 1350 e morto a Vannes (Francia) nel 1419, viene festeggiato in questi giorni ad Amendolara (nell’ultimo fine settimana di aprile) come patrono della comunità. Qui si trova anche un convento eretto proprio dai domenicani, istituito con bolla papale di Leone X nel 1521. L’iconografia di San Vincenzo troneggia durante l’anno nella chiesa madre in paese. Nei giorni immediatamente precedenti la festa, il santo viene trasferito nella chiesa del convento domenicano a disposizione dei fedeli e delle liturgie in suo onore officiate da don Vincenzo Santalucia. Come da tradizione, che si rinnova da qualche anno, (il giovedì e quindi ieri 25 aprile) la statua di San Vincenzo Ferrer viene condotta alla Marina di Amendolara, nella parrocchia Madonna della Salute (foto copertina) guidata da don Nicola Mobilio, per poi far ritorno nella chiesa del convento il venerdì mattina.

La statua di San Vincenzo è carica di significati, racchiusi nei simboli che l’adornano. Andiamoli a scoprire

La fiamma sopra la sua testa, ad esempio, rappresenta la forza dello Spirito Santo che lo illuminava e gli permetteva di predicare facendosi capire da tutti, nonostante parlasse soltanto valenciano. Questa caratteristica è rimasta ben salda tra i frati dell’ordine domenicano, i quali si distinguono per la loro ars oratoria. Ancora oggi, durante il triduo pasquale, la parrocchia di Santa Margherita Vergine e Martire di Amendolara centro ospita un frate domenicano che supporta il sacerdote, don Vincenzo Santalucia, nei riti della Settimana Santa.

San Vincenzo che indossa l’abito domenicano, espone tra le sue mani un libro che rappresenta il Vangelo con il quale il frate ci invita a seguire l’esempio di Cristo. Il testo inciso sul Vangelo recita in latino: Timete Deum et date Illi Honorem, cioè Temete Dio e date a Lui onori. Da questo invito, sicuramente imperativo, si evince chiaramente la severità di San Vincenzo nel predicare il Vangelo che richiamava le folle alla penitenza e alla purezza dei costumi. Quel timore di Dio che non significa avere paura del Signore ma onorarlo rispettando i suoi insegnamenti.

Le ali dietro al suo corpo, facevano sembrare San Vincenzo, durante le sue prediche infervorate, quasi come un angelo dell’Apocalisse.

La tromba adagiata sulla statua identifica il santo come il megafono del Signore nell’annunziare la sua Parola.

La chiave, simbolo della custodia sulla comunità. San Vincenzo Ferrer, così come un buon padrone di casa, difende tutta la comunità di Amendolara sparsa per il mondo e la custodisce in qualità di patrono.

La spiga di grano nella mano destra di San Vincenzo, probabilmente un simbolo di buon auspicio legato alla ricchezza dei futuri raccolti agricoli. Questo significato, che si perde nella notte di tempi, lo possiamo ritrovare anche nei tradizionali fucarazzi (grandi falò) issati e dati alle fiamme in onore di San Vincenzo che rappresentano l’inizio della primavera, sinonimo di rinascita e fertilità e allo stesso tempo esempio di quella comunità che si ritrova attorno al fuoco in segno di unione per superare tutte le avversità. Il dito della mano destra alzato verso il cielo, invece, indica che tutti i miracoli che lui faceva provenivano dalla Grazia di Dio ed egli era soltanto un messo del Signore.

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